
Storia geologica della Sicilia
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Chi, fin da piccolissimo, non ha iniziato l’esplorazione del mondo, prendendo in mano delle pietre e, magari, tirandole vicino o lontano da sé? Chi non ha provato a collezionarle, a dipingerle, a scriverci sopra? Le loro forme, i loro colori, le striature, il diverso peso sono da sempre una calamita dell’interesse dei bambini, anche i più piccoli.
Uno dei primi richiami di genitori forse anche troppo attenti “Non prendere le pietre! Non metterle in bocca! Non tirarle!
Personalmente, il mio primo ricordo è legato ai tramonti che infuocavano la roccia delle Dolomiti delle mie estati di
bambino molto piccolo. Era un rito che si ripeteva ogni giorno e che aspettavamo tutti. Durava pochissimo, ma fu lì
e allora che imparai a conoscere Monsieur Déodat de Dolomieiu, il grande geologo, eroe di tutta la mia giovinezza.
Il primo scienziato di cui ebbi contezza. Che bello che era esplorare le spiagge tirreniche subito dopo il Maestrale, per
raccogliere le pietre che le onde avevano trasportato. Cercavamo le pomici e le nere e vetrose Ossidiane, figlie dei vulcani eoliani. Oggi le onde riempiono le spiagge di plastica, immondizia, rifiuti. E le prime gite sulle montagne siciliane e ampezzane, le prime arrampicate, la confidenza, l’amore la fiducia per la roccia che regalava invisibili appigli. Raccoglierne pezzi particolari e collezionarli.
Da allora, qualsiasi parte del mondo abbia visitato, ho portato a casa piccole pietre, identità precisa e memoria di un viaggio, di un paesaggio. Allora, imparavamo a collezionare pietre e, per i più fortunati, fossili, prigionieri della matrice lapidea.
Scrivo questo perché il volume del professore Pietro Di Stefano evoca e stimola questi ricordi, queste antiche, prime
passioni naturalistiche o, se vogliamo, queste prime volontà di conoscenza del mondo che ci circonda.
| Editore | PUP |
|---|---|
| Tipologia | |
| ISBN | 978-88-5509-866-3, 978-88-5509-867-0 |
| Autore | Pietro Di Stefano |




