
Ripensare il Trauma Sovietico
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Il 19 dicembre 1923 rappresenta una pietra miliare nella lunga storia della lotta dei prigionieri politici per i loro diritti in Russia, di cui il periodo sovietico è solo una parte. Questa lotta è iniziata negli anni Sessanta dell’Ottocento, nel bagno penale di Kara, e continua tuttora nella Federazione Russa di Putin.
Dopo che i bolscevichi (con il sostegno dei socialrivoluzionari di sinistra e degli anarchici) presero il potere e sciolsero l’Assemblea costituente russa il 5 gennaio 1918 ebbe inizio una guerra civile: in breve tempo la resistenza dei membri dei partiti socialisti ostili alla dittatura bolscevica si spostò dai fronti della guerra civile, dalle fabbriche e dalle aule scolastiche, dalla clandestinità perseguitata – dove erano finiti tutti i “disubbidienti” – alle prigioni e ai campi di concentramento, trasformandosi in una “opposizione carceraria”, che sfociò talvolta in una vera e propria guerra, con sparatorie e vittime, con eroi e rinnegati.
I prigionieri politici (che includevano membri dei partiti socialisti e delle organizzazioni anarchiche) utilizzarono l’esperienza di lotta in carcere maturata ai tempi dello zarismo e, a differenza di tutte le altre categorie di nemici politici del regime (in particolare i cosiddetti kaery, i controrivoluzionari), riuscirono a portare avanti la loro resi-stenza al regime in carcere attraverso azioni collettive, mediante il ripristino dell’istituzione della figura dello starosta (il rappresentante di una fazione politica che era l’unico delegato a rapportarsi con le autorità delle carceri), con scioperi della fame, petizioni e campagne pubbliche, anche all’estero, in loro difesa.
| Editore | PUP |
|---|---|
| Tipologia | Cartaceo, PDF |
| ISBN | 978-88-5509-843-4, 978-88-5509-845-8 |
| Curatore-Curatrice | Alla Morozova, Andrea Gullotta, Giulia De Florio, Konstantin Morozov |




