
ARISTOTELE E LA TEORIA DELL’UNIVERSO VIVENTE
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Lo scopo di questo volume è quello di dipingere un’immagine inedita di Aristotele, già a partire dal titolo: Aristotele e la teoria dell’universo vivente. Il compito è arduo: dopo millenni di oblio, la cosiddetta ‘biologia aristotelica’ è oggi uno degli ambiti di ricerca piùgettonati. Per la quasi totalità degli interpreti, l’universo aristotelico non è un vivente. Le ragioni di questa presa di posizione sono le più diverse. Alcuni credono che Aristotele critichi il Timeo platonico opponendo a una teoria dell’universo vivente una teoria fisica più vicina alla nostra; ciò si sposa bene con l’idea di un Aristotele padre dei saperi scientifici moderni. Fra i tanti contributi che abbracciano questa tesi, uno ha qui uno spazio peculiare: il libro di Andrea Falcon, Aristotle & the Science of Nature: Unity Without Uniformity (2005). Ben più di mostri sacri come James Lennox e David Sedley, Falcon è riuscito a produrre un’immagine coerente di Aristotele come scienziato moderno. Aristotele è qui il padre dei saperi specialistici. L’indagine cosiddetta ‘metafisica’ è separata da quella fisica sia per oggetto che per metodo; in ambito metafisico esistono infatti ‘intelligenze disincarnate’ inconcepibili in ambito fisico. Fin qui, nulla di molto nuovo. La chiave di volta del volume è, a mio avviso, la dimostrazione secondo cui, per Aristotele, l’universo non sarebbe un vivente perché composto di materie eterogenee: la quinta essenza sopra la luna, i quattro elementi tradizionali sotto la luna. Questa ipotesi è oggi universalmente condivisa.
Proprio da qui prende le mosse il mio contributo.
| Tipologia | Cartaceo, PDF |
|---|---|
| Data di pubblicazione | Maggio 2026 |
| Editore | PUP |
| ISBN | 978-88-5509-860-1, 978-88-5509-861-8 |
| Pagine | 459 |
| Autore | Patrizia Laspia |




